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CENNI STORICI
Pisciotta come tutti i Feudi
dell'Italia meridionale, sarà oggetto di continue
compravendite da parte dei nobili che si succedevano nella
sua titolarità.
Nel 1241 è Signore di Pisciotta tal Bartolomeo D'Alicio
che, secondo fonti accreditate, risulta essere, insieme a
Tommaso Sanseverino, conte di Marsico, Pandolfo di
Fasanella, Gisulfo di Mannia ed altri 150 nobili, tra i
partecipanti alla congiura di Capaccio contro l'Imperatore
Federico II il quale sconfigge i congiurati - che,
rinchiusisi nel Castello di Capaccio, avevano opposto una
strenua resistenza, durata tre mesi - e li fa uccidere in
modo orribile. Si narra, infatti, che ad ognuno di essi
furono cavati gli occhi, amputati le mani e le gambe e
tagliato il naso ed è verosimile, pertanto, che il povero
Bartolomeo d'Alicio avesse subito la stessa spaventosa
sorte degli altri Nobili che si erano ribellati
all'Imperatore Federico II.
Il figlio di Federico II, a nome Manfredi, che succede al
padre dopo la sua morte, consegna il Feudo allo zio
Galvano Lancia, gran Maresciallo del Regno e Conte di
Salerno, fratello della madre Bianca.
Il Feudo rimane in possesso del Lancia fino a quando Carlo
D'Angiò sconfigge Manfredi a Benevento nel 1226. Quindi
restituisce il Feudo di Pisciotta a Logorio Caracciolo che
era il legittimo successore di Bartolomeo D'Alicio in
quanto marito della figlia di quest'ultimo.
Nel 1294 risulta essere signore di Pisciotta Gualtiero
Caracciolo. Il suo nome emerge da un antico documento del
18 maggio 1294 nel quale si legge che il paese, in
conseguenza delle continue incursioni nemiche e delle
misere condizioni economiche dei suoi abitanti, costretti
a vivere sparsi per le campagne o rinchiusi nel Castello,
viene esentato dal Re Carlo II (lo zoppo) dal pagamento
delle imposte per un periodo di tre anni.
In quel periodo, quindi, era già stato edificato il
Castello che, si badi, non è quello attuale ma è solo una
sua parte. Il castello, cui si fa riferimento nel
documento suddetto, è la parte dell'edificio posta al lato
ovest e che successivamente fu incorporata nell'attuale
struttura, a seguito del suo ampliamento avvenuto intorno
al XVII sec.
Nel 1398 Feudatario del paese è Leonetto Caracciolo al
quale il Re Ladislao concede anche il Feudo di Camerata e
Castelluccio. Nel 1419 Leonetto Caracciolo accresce il suo
potere in quanto viene nominato castellano di Rofrano e
nell'anno successivo acquista la terra di Novi. A leonetto
succede nel 1433 il figlio Francesco Caracciolo che è
investito anche del possesso di Molpa, di Massa, di
Cardito, S. Anastasia, Torchia e Pollena. Francesco
Caracciolo, con la moglie Maria - contrarriamente a quanto
facevano gli altri nobili che gestivano i Feudi
continuando a vivere nelle grandi città - disdegnano i
palazzi del potere napoletani e prediligono la residenza
di Pisciotta.
La continua presenza di Francesco nella sede del proprio
feudo determina il suo costante coinvolgimento nelle
attività economiche ed imprenditoriali del paese anche in
forma di partecipazione ad attività amatoriali. Infatti,
da un antico documento dell'epoca emergerebbe la sua
partecipazione, se pure in modo non palese e non diretto,
ad alcuni traffici commerciali, effettuati con una
"saetta" dal pisciottano Cola di Ambrosino, i cui proventi
erano consegnati da questi direttamente a Messer Francesco
il quale, a sua volta, distribuiva ai marinai la sua quota
di loro spettanza.
Francesco Caracciolo, di dichiarata fede Angioina, si
schiera apertamente contro gli Aragonesi che sconfigge
nell'aprile del 1460 in Calabria. Il Re Ferrante
d'Aragona, a sua volta, sbaraglia l'esercito angioino a
Troia nel 1462 e Francesco perde irrimediabilmente il
Feudo di Pisciotta che viene concesso dal Re Ferrante a
Guglielmo Sanseverino.
Ma i Caracciolo,dopo un breve periodo, in cui il Feudo
risulta essere di tal Bernardo di Villamare (1504-1515),
riconquistano il paese e tornano alla guida del Feudo con
Alfonso Caracciolo (1515-1517), cui succede Baldassarre
Caracciolo (1517-1530). Il dominio dei Caracciolo termina
definitivamente nel 1536, quando l'ultimo dei Caracciolo,
a nome Antonio, cede il feudo a Marino Mastro Jodice.
Dopo tale data non troveremo più alcun membro della
prestigiosa famiglia Caracciolo come Feudatario di
Pisciotta. |