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CENNI STORICI
Palinuro e il suo promontorio erano già conosciuti dai
naviganti dell'antica magna grecia per la pericolosità
delle sue correnti, per questo lo chiamarono Palinouros,
una sorta di capo spartivento.
Gli stessi greci designarono col nome di una sirena, Molpè
ossia la leggiadra, il fiume che scorre alle pendici del
Capo Palinuro, richiamando in questo modo la pericolosità
del mare antistante la foce del fiume.
Nel 540 a.C. colonizzatori ionici provenienti da Focea
fondarono Elea (Velia) acquistando i diritti sul
territorio dalla popolazione indigena, gli Enotri; allo
stesso tempo eressero su Capo Palinuro, in località Timpa
della Guardia, un villaggio con annessa necropoli.
Gli scavi hanno restituito in abbondanza vasellame,
utensili, monili e anche alcune monete incuse con la
scritta Pal-Mol (Pal-Mol), che sta per Palinuro, il
promontorio, e Molpa (da Molpè) l'insediamento.
La storia di Pal-Mol tuttavia è molto breve; infatti a
circa 30 anni dalla sua fondazione, nel 510
misteriosamente si estinse. Il poeta Virgilio affascinato
dai luoghi dà una sua interpretazione dei fatti e narra,
nell'Eneide, di Palinuro, nocchiero di Enea che tradito
dal sonno cade in mare, ma giunto a riva è assalito e
ucciso dagli indigeni. Gli dei dell'oltretomba, offesi
dall'episodio sacrilego, puniscono gli abitanti con una
tremenda pestilenza.
In epoca medievale abbiamo notizia della sola Molpa e
sull'omonima collina fu edificato un abitato che sarà
distrutto, una prima volta, nel 547 da Belisario, generale
bizantino. I superstiti si rifugiarono nei dintorni
concorrendo alla fondazione di alcuni paesini tuttora
esistenti, tra cui Centola.
I Normanni, nel secolo XI, in lotta contro i Longobardi,
fortificarono il colle edificandovi una possente rocca,
che ancora si conserva.
Le robuste difese non sottrassero Molpa al tragico destino
che dopo dieci secoli, all'alba dell'11 giugno 1464, la
vide attaccata dai Saraceni che la distrussero riducendo
in schiavitù i sopravvisuti.
Nel 1554 il feudo di Molpa- Palinuro fu acquistato dal
nobile spagnolo don Sancio Martinez de Leyna che vi
edificò alcune delle torri costiere.
Il carattere strategico di Capo Palinuro non sfuggì al re
di Napoli e Sicilia Gioacchino Murat che, nel breve
decennio della Repubblica Partenopea (1806-1815), guarnì
l'altura con una serie di fortini intorno ai quali si
fronteggiarono in più occasioni francesi da una parte e
inglesi, borboni e briganti dall'altra.
Gli ideali della rivoluzione francese avevano fatto
breccia anche nell'animo cilentano e i moti risorgimentali
del 1828 videro Palinuro coinvolta nelle lotte alla
tirannia borbonica: a Palinuro fu letto il proclama dei
rivoltosi cilentani "Popolo Napoletano!,....", a Palinuro
furono fucilati i patrioti Capozzoli.
Nei successivi anni del secolo ci fu una rinascita del
villaggio di pescatori e alcune famiglie gentilizie vi
edificarono interessanti edifici, ricordiamo Villa
Stanziola, Palazzo del Principe e Palazzo Rinaldi.
La storia recente vede la realizzazione della stazione
meteorologica nel 1936 e poi l'affermarsi di un turismo
internazionale promosso dal Club Mediterranèe e potenziato
dalla laboriosa gente di Palinuro.
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